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Abbiamo ancora negli occhi, sulla pelle e nel cuore, le profonde emozioni dell’incontro con gli azzurri campione del mondo di calcio a 5 con sindrome di down.

Che meraviglia dell’anima! Non potevamo sognare un inizio migliore…

Allora, ecco una storia da raccontare.

- Un anziano maestro chiese ai suoi discepoli:

“Sapreste dirmi come si individua il momento in cui finisce la notte e inizia il giorno?”.
“Quando, vedendo un animale a distanza, si riesce a distinguere se è una pecora o un cane”, rispose prontamente un allievo.
“No”, rispose il maestro.
“Quando, vedendo da lontano un albero, si può dire se è un melo o un pesco”, disse un altro.
“Neppure”.
“E quando, allora?”, chiesero in coro i discepoli.
“Quando, guardando in volto qualsiasi uomo, riconoscerai in lui un tuo fratello, allora sarà sempre giorno.
Se non riuscirai a fare questo, qualunque sia l’ora del giorno, sarà sempre notte”.

L’uomo contemporaneo conosce ormai tutti i “come”, ma ha smarrito la strada dei “perché”; e cammina a tentoni. Conosce il prezzo di ogni cosa, ma il valore di nessuna.

 In questi giorni, qualcuno mi ha chiesto, per quale motivo i dirigenti di società sportive dovrebbero avere competenze educative, pedagogiche. Per educare i giovani non basta proporre loro corrette attività sportive?
L’attività sportiva non educa in modo automatico, educa soltanto quando i valori che incarna sono portati, in chi la svolge, a livello di coscienza. Gli sportivi, in altre parole, debbono essere aiutati a partecipare agli avvenimenti agonistici in modo critico così da rendere possibile il passaggio da uno sport impulsivo/emotivo a valore culturale e spirituale.

È un patrimonio da custodire, come una biblioteca, un museo, un’antica nobile tradizione. Se crediamo che la cultura non solo è conoscere e imparare ciò che abbiamo imparato (“non fa scienza/sanza lo ritenere, avere inteso”, scrive Dante nel V canto del Paradiso) ma anche capacità di pensare in profondità e agire con intelligenza (intus legere), lo sport può dirsi valore culturale perché permette di svelare la persona dietro il personaggio, il volto sotto la maschera, l’uomo al di là dell’atleta. Può farci scoprire ciò che siamo e abbiamo dentro, “ciò che abbelisce il deserto è che da qualche parte nasconde un pozzo (A. de Saint-Exupéry)”. Inoltre, lo sport oltre alla sua valenza “rivelatrice”, è anche capace di “creare”, di far prendere coscienza delle potenzialità latenti e collocarle nella sfera esistenziale. Poche altre attività umane possono forse vantare una ricchezza di contenuti come quella sportiva: creatività, coraggio, solidarietà, entusiasmo, forza, bellezza, passione e volontà, rispetto delle norme e degli altri (partner, avversari, direttori di gara), vita sociale, lavoro di gruppo, ricerca della qualità, festa, amicizia, gioia di vivere… Ma dall’esperienza sportiva si esce arricchiti o impoveriti, costruiti e destrutturati. Determinanti sono il gruppo (squadra) con cui si gioca e i suoi responsabili.

Ecco perché i dirigenti e tutti gli educatori sportivi delle realtà CSI, giovanili in particolare, trovandosi sempre di fronte ad un mondo pieno di porte che aspettano di essere aperte, debbono essere capaci di guardare oltre, come quell’anziano agricoltore che, a chi gli chiedeva il motivo delle buche che stava scavando rispose:”Pianto alberi di mele”. “Pensi forse di riuscire a mangiarne i frutti?”, obiettarono.”Io no, ma i miei nipoti si”, rispose. “Anch’io, per tutta la vita, ho mangiato i frutti di alberi piantato da altri”. Come l’agricoltura, l’educazione è l’arte di saper attendere. Un educatore Csi è un maestro che non sta dietro una cattedra, ma si fa compagno di strada, aiutandoli a percorrerla con le loro gambe (che corrono dietro un pallone e inseguono un sogno!). Bisogna programmare con loro, considerandoli no vasi da riempire ma lampade da accendere. “A un bambino regalerei le ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo (Gabriel Garcia Marquez)”. E solo chi cammina insieme può pretendere di essere seguito. Papa Francesco ama dire che è bene stare davanti, per indicare la strada; in mezzo per far sentire la vicinanza; dietro, per non abbandonare chi fatica a tenere il passo. Perché una catena è robusta quanto il suo anello più debole.

Un educatore è nel contempo discepolo. L’educazione è infatti bi-direzionale, come aveva sperimentato don Milani:”Devo tutto quello che so ai giovani contadini cui ho fatto scuola, Quello che credevano di imparare da me l’ho imparato io da loro. Io ho insegnato a esprimersi; loro mi hanno insegnato a vivere”.

L’educatore è un maestro che insegna e testimonia quello che è vero e giusto; il commerciante dà quello che gli viene chiesto.

L'anno sportivo/educativo, appena concluso, ha fortificato, in tutti noi, il concetto che da soli sì, si va veloci ma è insieme che si va lontano. La sconfitta e la vittoria sono facce della stessa medaglia, entrambe necessarie per allenarsi a vivere alla vita buona del Vangelo.
Si ricomincia, anche se in realtà non abbiamo mai concluso. Non solo il Comitato, ma soprattutto le società affiliate al CSI sanno proporre per tutto l’anno, un ampio ventaglio di attività.

Prende il via un nuovo anno. Saluto con stima e affetto tutti e ciascuno: vescovi, sacerdoti, presidenti, ragazzi, educatori, genitori, allenatori, arbitri, giudici…, auguro un buon viaggio in questa straordinaria avventura.
Lo slogan di questa stagione è “Con il CSI sei protagonista ogni giorno! Gioca e cresci con noi.”
Naturalmente, è molto più di uno slogan, è impegno, responsabilità, speranza, senso, stile, metodo…

Non posso non ringraziare tutti, ragazzi, educatori, partners per quello che avete fatto e per quello che anche quest’anno farete, con la vs passione e la vs instancabile gioia di vivere.

La stagione arancio-blù 2017/18, avrà inizio con la Convention 2017, il 13 ottobre pv, alla sala Tokio Museo del Presente, nella quale saranno presentate le novità, oltre alle conferme che il Csi cosentino e calabrese hanno programmato per questa nuova e avvincente stagione…

Ricordo a tutti noi che l’agone, nell’antica Grecia, era il luogo in cui si svolgevano le gare, e agonisti erano chiamati i contendenti. Agonismo, oltre che gara significa anche competizione (competere, dirigere verso), nel senso di cercare insieme. Nello sport, spinge al confronto con altri, a oltrepassare i tempi e le misure già raggiunti, a vincere.
È una nobile lotta, come quella di chi studia x superare le difficoltà di un problema, del ricercatore che tenta di debellare una malattia, del malato che cerca di guarire. La stessa agonia altro non è che il drammatico duello della vita contro la morte.

Auguro quindi a tutti i “protagonisti” della nuova stagione, di vivere con gioia, amore appassionato e nel rispetto della propria e altrui dignità, questa nuova avventura “agonistica”, consapevoli che è “giocando bene” che si impara insieme a dare forma e senso alle ns vite.

 Buona stagione di vita dai bellissimi colori arancio/blù a tutti e a ciascuno.

                                   Giorgio Porro